Straniero in terra stranieraAnni fa lessi Fanteria dello spazio dello stesso autore, non fu una lettura di quelle che ricordo con piacere non perchè non mi piacque il libro ma perchè non condividevo l’ottica militarista di cui il libro era infarcito. Punti di vista. Quando in un minipod di Fantascienza.pod fu recensito Straniero in terra straniera mi dissi che l’avrei letto sì, ma quando avessi avuto tempo per “digerirlo” a dovere, passato il podcat ci fu la discussione sul forum annesso e lì qualcuno lo presentò come altra cosa rispetto a Fanteria dello spazio, titubante l’ho preso e l’ho letto in tempi tutto sommato “medi”.

Heinlein non scrive romanzi “facili”, ci si ritrova a riflettere su quanto esprime per bocca dei suoi personaggi pagina dopo pagina, in fondo la storia appare più un pretesto che altro. Chi pensa di leggere banalmente una trasposizione fantascientifica di Tarzan (nella prima parte del libro Valentine Michael Smith ricorda molto le vicende dell’uomo scimmia strappato all’habitat in cui è cresciuto).

Heinlein è riuscito a dipingere un mondo non tanto dissimile dall’attuale, molte delle cose descritte che nel ‘61 potevano sembrare fantasciena adesso sono realtà (i cellulari, la televisione HD), in questo contesto da XXI secolo si mouvono i personaggi, allegorie e stereotipi della cultura americana (e non) di allora.

Nel proseguire della storia verranno analizzati e demoliti le colonne su cui si fonda una qualsiasi società (famiglia, religione, politica, sapere), il punto di vista marziano del protagonista pian piano contagia tutti gli altri personaggi, mettendo a nudo i difetti di tali strutture, nessuna condanna ma molti inviti alla riflessione comunque mentre il destino dell’Uomo di Marte arriva al suo naturale compimento. “Voi siete Dio!”