380px-black_ribbonNon so quanti di voi hanno un famigliare che ha percorso strade diverse da quelle di tutti gli altri, di quelli che partono e diventano esseri mitologici, che nell’immaginario di un bambino stanno quasi sulla stessa “mensola” degli eroi delle storie che ti leggono per tenerti buono o che guardi in TV. Io ne avevo uno, fino a Domenica.

Da piccolo mi parlavano di Zio Tonio, e me lo descrivevano enorme (classe ’43, alto un metro e ottanta), con la barba nera… Una specie di Hagrid, ecco come lo immaginavo da piccolo; da mia nonna c’era una sua foto con la Pentax al collo a testimoniare la sua grande passione per la fotografia. Poi una sera, mentre in TV scorrevano i titoli di coda del Sandokan di Kabir Bedi mi dicono di scendere perchè c’è Zio Tonio che è appena arrivato e vuole salutarmi, mi ricordo che scesi di corsa canticchiando “a singhiozzo” e mi ritrovai di fronte il sosia di Sandokan in persona con la fidanzata che… si chiamava Marianna. :-)

Se già era mitico, possiamo dire che la considerazione per lui andò fuori scala.

E poi sentirsi dire sempre che ho il suo carattere, che come lui “spuntano prima i piedi”, che non mi smuove neanche il terremoto proprio come lui(qui hanno esagerato, nell’ottanta scesi le scale a razzo)… la vita te la segna. Uno dei miei crucci è non essere riuscito mai ad andarlo a trovare a Nizza, nonostante lui me l’avesse chiesto più volte, non oso pensare a cosa avrebbe cacciato fuori dalla mia reflex digitale, oltre al fatto che mi poteva dare un altro paio di dritte, che le sue erano meglio di qualsiasi manuale di fotografia… E poi dovevo mostrargli il mac all’opera, così la piantava di sfottere e se ne prendeva uno. :-)

Ciao Zione,

Salvatore (grande)